Gomez & Mortisia, il peccato originale
Non nasce un’agenzia. Nasce una bottega.
Palermo, 1994.
Una stanza piccola in via Zaire, un primo computer che odorava ancora di carta, pennarelli e fogli acetati.
E due persone che non volevano semplicemente “fare pubblicità”, ma inventare un linguaggio.
Io ed Elisa Di Cristofalo scegliemmo un nome che allora sembrava una provocazione: Gomez & Mortisia.
In un mondo di sigle eleganti, denominazioni neutre e inglesismi ad litteram, noi mettevamo in scena due figure, due mani, due identità. Non un marchio. Una presenza.
Ci chiamavano Gomez, ci chiamavano Mortisia. Pochi conoscevano i cognomi. Ed era perfetto così: contavano i segni.
Il nostro motto era semplice e definitivo: Grafici Inventori.
Non designer. Non creativi. Inventori. Perché non abbiamo mai seguito le mode. Abbiamo provato, sbagliato, osservato, corretto. Abbiamo cercato sempre “l’erba buona”, quella che fa il latte migliore: la soluzione più giusta, non la più facile.
Il nostro peccato originale? Prenderla sul serio. E farla originale.

In quegli anni la fotografia per noi non era un accessorio: era la base. Facevamo tutto in house, tutto dentro la bottega. Le idee non uscivano da un brief: uscivano da una disciplina.
Abbiamo preso clienti piccoli e sono diventati grandi insieme a noi. Abbiamo costruito una squadra, una scuola laterale, un’officina di talenti che poi hanno scelto strade diverse, com’è giusto che sia.
C’è stato un prima e un dopo Gomez & Mortisia. Non per presunzione, ma per evidenza: a Palermo, per un lungo periodo, la comunicazione ha smesso di imitare e ha iniziato a osare.
Prima via Castriota, la prima boutique creativa. Poi la Cittadella della Comunicazione, nel cuore industriale di Brancaccio. Poi ancora il salotto buono della città.
Sempre lo stesso metodo: rigore, ironia, invenzione.
E a un certo punto abbiamo fatto una cosa rara: abbiamo messo un punto mentre la festa era ancora piena di invitati. Non perché fosse finita. Ma perché avevamo capito che ogni bottega, per restare viva, deve sapere trasformarsi.
Gomez & Mortisia non è un ricordo. È una matrice. Molte delle imprese e delle narrazioni venute dopo nascono lì.
Questo è solo l’aperitivo di G&M.
E torneranno, una per una, in questi racconti.
