Mogol, 90 anni di vita e “sentirli” tutti

Prima o poi arriva una lacrima sul viso. Poi passa.

Arriva un 29 settembre, magari una giornata uggiosa. Passa un carretto, qualcuno gridava gelati, e basta questo per ritrovarsi bambini: le discese a perdifiato di un coureur dietro un pallone, le estati che sembravano non finire mai, acqua azzurra, acqua chiara, con le mani per bere e il mondo ancora tutto davanti.

Poi si cresce.

Non è Francesca. È Anna. O forse è semplicemente qualcuno che arriva e trasforma tutto in un’avventura.

Ci si innamora. Perché no? Si prova ad amarsi un po’, mentre comincia già la paura d’innamorarsi troppo. Si diventa vento nel vento, finché, d’improvviso, quel silenzio fra noi dice più di tutto quello che avremmo voluto dire. Sono pensieri e parole.

Qualcuno parte, qualcuno ritorna. Ancora tu. E allora prendila così, anche quando così proprio non la vorresti prendere.

Meglio ripartire. Sì, viaggiare. Seguire con gli occhi un airone sopra il fiume e, quasi senza accorgersene, ritrovarsi a volare. Verso la luce dell’est, una collina dei ciliegi, attraversando i giardini di marzo.

Perché l’emozione è anche questo: chiedersi cos’è, cos’è che anima la mente, che prima corre lontano e poi improvvisamente frena, ha paura, si ritrae. E intanto amare. Perché in un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu.

Poi gli anni cambiano musica, cambiano le voci, ma non le parole.

L’amore diventa Insieme, un’assenza celeste nostalgia, qualcuno diventa un nuovo amico, e ci vuole coraggio per capire che anche dopo una caduta può arrivare una nuova primavera. Il resto, lo scopriremo solo vivendo.

Così passano grandi sogni, mondi sommersi, amici perduti e ritrovati, partenze, ritorni, passioni e silenzi.

Finché gli anni diventano novanta. E tutte quelle parole sembrano entrare dentro una sola. Vita.

Vita, in te ci credo. Quella vera. Quella degli angeli caduti, con le ali un po’ consumate, qualche ferita e ancora abbastanza cielo davanti.

Novant’anni. Una lacrima sul viso, un airone sopra il fiume, Anna, i giardini di marzo, un canto libero, una celeste nostalgia. Pensieri e parole.

Poi, nonostante tutto, Vita.

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Nella foto, di Eva Polanska, una figura che ha segnato l’immaginario di tanti di voi.
Accanto a lui, Mogol.

Ho sempre seguito gli strumenti del mio tempo: oggi l’AI aiuta a mettere ordine nel mio disordine creativo.

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